Io sono di Borgaro: intervista a B.V.

Quando è nato e dove?

Sono nato il 22 marzo 1944, a Torino.

Quando è arrivato a Borgaro?

Sono stato residente a Borgaro dalla nascita al 2011.
Mia madre era della provincia di Cuneo, è arrivata negli anni ’30 a Borgaro, lavorava alla Viset. Mio padre era di Venaria.

Ha mai lavorato a Borgaro?

Nel 1964 mi sono diplomato in perito elettrotecnico.
Ho lavorato a Borgaro per 12 anni nel Centro di Assistenza Tecnica del Gruppo Rumianca che si occupava di materie plastiche, io ero un tecnico di laboratorio.
Il gruppo Rumianca aveva sede a Cagliari e qui c’era solo il centro di assistenza. Il Centro inizialmente aveva 20 dipendenti, nel 1970 raggiunse gli 80/90 dipendenti, per chiudere poi nel 1985.
La produzione di materie plastiche era fatta a Cagliari; le materie erano  poi vendute ai trasformatori e successivamente, se qualcosa non andava, si partiva da Borgaro e si dava assistenza. Se c’era un trasformatore che era interessato a qualche nuovo utilizzo dei prodotti, si rivolgeva al centro e uno di noi andava a dargli consulenza.
C’era anche un gruppo che lavorava nel laboratorio chimico.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 erano stati fatti progetti nazionali di sviluppo della chimica e Cagliari era stata scelta perché aveva messo a disposizione dei terreni e agevolazioni regionali.
Un altro lavoro era la sintesi dei prodotti per l’agricoltura.
I dirigenti erano stati collaboratori del ricercatore Natta (che lavorava a Terni) e che fu premio Nobel per la chimica.

Come ricorda Borgaro? Cosa ricorda della “città satellite”?

Borgaro era un vecchio nucleo storico formato da via Costituente, via Torino, via Cavour e via Milano, arrivando fino al Convento e al Municipio.
C’erano case e cascine rimaste fino agli anni ’90.
La prima pianificazione fu quella dei portici dietro il Comune, poi si aggiunse via Settimo.
Borgaro, prima del ’60, era un miscuglio di cascine e di case di abitazione, non c’erano sostanzialmente dei palazzi. Tolte Cascina Nuova, Santa Cristina e Stroppiana, c’erano piccole proprietà e ogni cascina aveva la sua stalla. Le tre cascine citate erano grandi proprietà e c’era molta gente che vi lavorava dentro. Santa Cristina era una cascina di 200 “giornate di terreno”. C’erano i cavalli da tiro dato che non c’erano ancora i trattori.
Alla fine degli anni ’50 è stata realizzata la zona industriale, decisa dall’Amministrazione Comunale di allora, che era di sinistra.

Le frazioni erano Mappano e Villaretto, quest’ultima composta solo cascine.
Alla fine degli anni ’50 una società, l’Urbanistica Sociale Torinese dell’Immobiliare Romana, venne in possesso di un appezzamento di terreno di oltre 3 milioni di metri quadri nella zona tra Mappano, Torino, Villaretto e Borgaro.
Un così grande e bel territorio di un unico proprietario: era una cosa unica e quindi si sarebbero potute fare cose molto importanti.
L’Urbanistica Sociale Torinese, alla fine degli anni ’50, mise quindi a punto un progetto che si chiamava “Città satellite”, originariamente pensata per oltre 50.000 abitanti. Un progetto che, a detta di chi era presente in quegli anni, era per certi versi avveniristico. Era un agglomerato di case, con i servizi, fatto da architetti famosi.
In quegli anni si facevano molte città satellite in Europa.

Annuncio pubblicato su “Il Risveglio” nei primi anni ’70
La Giunta di Borgaro, quando venne presentato il progetto, inizialmente si pronunciò in modo contrario e ovviamente si aprirono dibattiti, riunioni e contenziosi.

Il progetto, però, non venne accantonato, ma si decise di ridimensionarlo fino a 35.000 abitanti. Pensate che Torino, nel ‘54/’55, aveva circa 400.000 abitanti e la città satellite, con i suoi 35.000, avrebbe quindi rappresentato quasi il 10%.
A riguardo ci furono vicende alterne: dalla resistenza della sinistra al progetto, ad alcune offerte anche in denaro fatte per la città. L’ultima di queste era di 250 milioni (che sarebbero potuti servire per la costruzione della scuola).
Una parte del Consiglio Comunale era favorevole alla costruzione. Nel ‘62, la Giunta di sinistra andò in crisi, cambiò la maggioranza. Si formò una Giunta di Centro e venne decisa la continuità del progetto. Nel 1964 ci furono le elezioni e la sinistra perse. Vinse una lista civica e il progetto della città satellite andò avanti. Intanto vennero anche decisi degli insediamenti per Borgaro.
Il progetto della Città satellite riguardava Mappano, mentre i progetti degli insediamenti riguardavano il centro di Borgaro.

Il primo insediamento fu il quartiere “I Portici”, oltre il Municipio, successivamente venne costruita via Settimo.
Alla fine degli anni ‘60 venne costruita la scuola, quella attuale, che porta il nome del sindaco di allora, Defassi.
Il Partito Comunista si oppose alla città satellite non solo a Borgaro, ma anche nelle sedi istituzionali del Comune di Torino e della Provincia di Torino: il progetto rimase sostanzialmente fermo per parecchi anni.
Nel 1970, con le nuove elezioni e con l’avvio aggiuntivo della Regione (che prima di allora non esisteva come unità amministrativa) fu una data importante perché in tutta la cintura torinese vinse la Sinistra: comuni come Settimo, Nichelino, Moncalieri, oltre a Grugliasco e Collegno avevano giunte di Sinistra. Si insediarono perché c’era stata tutta l’ondata migratoria negli anni ’60. Nel ’68 a Torino ci fu lo sciopero per la casa perché non c’erano abbastanza abitazioni per i lavoratori. Si facevano i turni per dormire con i coinquilini, perché la popolazione stava crescendo rapidamente. Torino, anche con operazioni speculative, aiutate dalla domanda di case, arriva negli anni ’70 a un milione e centomila abitanti. Nel 1969 ci fu il cosiddetto “autunno caldo” per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici, chimici e tessili che vennero poi rinnovati nel dicembre di quell’anno.

C’erano quasi due scioperi a settimana e per ogni giorno di sciopero i lavoratori non percepivano lo stipendio, quindi a fine mese perdevano anche 8 giorni di paga.
Il Partito Comunista a Borgaro nel 1969 cerca di sviluppare un’iniziativa di sostegno a queste persone cercando un accordo coi commercianti. La cosa non si concluse, anche se c’era un atteggiamento positivo da parte dei commercianti, indice di una sensibilità nei confronti dei lavoratori e dei loro problemi.
Nelle elezioni del 1970 vinse a Borgaro la Lista Civica, in continuità con la precedente; furono sconfitti PCI e PSI locali.
Nel 1972 venne ripreso ufficialmente il progetto della città satellite e a Borgaro si formò un fronte contro questo progetto (poi se ne formò uno più ampio contro le altre iniziative faraoniche su Torino). Questo perché la richiesta era quella di avere uno sviluppo di tipo diverso, che tenesse conto anche delle realtà economiche presenti. E questo perché Borgaro, come Torino, era una città operaia.
Passarono 15 anni dal primo progetto e Borgaro ormai aveva 3.500/4.000 abitanti, stava crescendo.

La domanda che venne avanti fu quella di avere delle case, alloggi di edilizia economica popolare, dove chi lavorava potesse pagare un affitto equo. Il progetto della “Città Satellite” continuò il suo iter amministrativo; era comunque considerato un progetto importante dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte.
Tra il 1974 e il 1975, la Giunta di Borgaro formalizza congiuntamente il progetto della Città Satellite e un progetto di Edilizia Economica popolare che riguardava Cascina Nuova e il territorio intorno alla cascina stessa. L’opposizione contro la città satellite fu molto dura e vide la partecipazione dei sindacati, dei comunisti, dei socialisti e delle ACLI (Associazione Cattolica Lavoratori Italiani). Si sviluppò questo fronte contro questo insediamento.
Nel 1975 ci furono le elezioni. A Borgaro vinse la Sinistra e la prima decisione fu di rifare il Piano Regolatore, affidandolo all’urbanista Todros e all’architetto Piazza: venne bloccata la città satellite.
Venne adottato, con modifiche, il progetto dell’edilizia economica popolare che faceva di Cascina Nuova un centro servizi con intorno delle residenze.
Nel 2004 Borgaro è diventata città con 12.000/13.000 abitanti.

Come ci si spostava a Borgaro?

La ferrovia sita in via Diaz nota come “Ciriè – Lanzo” che collegava Torino con Ceres era funzionante da fine 1800.
I lavoratori arrivavano nella zona industriale di Strada del Francese o via Liguria con mezzi propri (bici, moto, qualche auto).
Nel 1967/1969 ci furono lotte per avere i trasporti pubblici e aziendali.
Nel 1975 fu istituito un collegamento pubblico di autobus con Largo Toscana a Torino e alcune grandi ditte istituirono pullman aziendali.

Cartolina della stazione di Borgaro

Ricorda qualche industria degli anni ’60-’70?

Borgaro aveva piccole/medie aziende a ridosso del centro abitato. Le aziende nascevano dove potevano. Solo successivamente le zone industriali divennero il frutto di una programmazione urbanistica.

La zona di via Liguria comprendeva:
– Elfin – che aveva circa 150 dipendenti.
– Simbi S.p.A. – che aveva un bel numero di dipendenti;
– Barge, che produceva viti e bulloni e aveva 70/80 dipendenti;
– Irci: produceva prodotti per l’elettronica e che aveva crisi periodiche a seguito delle crisi mondiali relative al settore. Aveva molta occupazione femminile e un totale di dipendenti che variava dai 100 ai 350 lavoratori.
Era una azienda americana.
– Macchiorlatti: nata negli anni ’50, possedeva anche un forno per fondere il metallo. Successivamente ebbe solo forni da 800°. Occupava 150/200 lavoratori.
– Calabrese: nata nel 1973/1974, fabbricava veicoli per l’Amiat, poi è subentrata la tipografia Canale.
– Audasso, che fabbricava prodotti in legno per l’edilizia.
– Verniano, la quale produceva vernici.

La zona industriale della stazione ferroviaria:
– Conceria : ci fu fino al 1970-1972. Venne ristrutturata nel 1953-1954 e aveva dai 300 ai 350 dipendenti.
– Nel 1973/1974 c’era l’Aspera del gruppo Fiat, che occupava un buon numero di persone.
– Gruppo Rumianca: comprendeva Viset (produceva saponette, nata negli anni ’30 e aveva circa 80 dipendenti donne), Naugatuck (era una industria chimica, produceva additivi per la gomma e aveva circa 60 dipendenti) e il Centro di assistenza tecnica.

La Scamosceria era invece tra Borgaro e Caselle, sulla Stura e la Salga (che è frazione di Caselle). A Mappano vi era l’Imper; a Villaretto, in via Donatello, c’erano una cascina, case e una zona industriale; ci furono conflitti tra cittadini e lavoratori delle aziende a causa della mancanza di una programmazione mirata della zona industriale.

Cosa sa dirci sui flussi migratori?

A Borgaro iniziarono alla fine degli anni ’60 inizio anni ’70.

Si è mai candidato?

Mi sono iscritto al Partito Comunista nel 1967. Candidarsi era considerato uno sbocco perché si potevano portare avanti battaglie politiche anche in Consiglio comunale. Io, che non condividevo il progetto della “Città Satellite” e delle opere faraoniche della Provincia di Torino, insieme ad altri formai un gruppo che si candidò alle elezioni comunali del 1975.

A quei tempi c’era una maggiore fiducia nella politica: credevamo che mettendoci insieme e impegnandoci le cose potessero cambiare. E in effetti i cambiamenti ci furono.
Nel 1975 facevamo i comizi per la strada e distribuivamo volantini e ciclostilati sui problemi che volevamo affrontare e risolvere. Il comizio si interrompeva e si chiedeva se qualcuno dei presenti volesse parlare, porre delle domande. E c’era della gente che veniva ed esponeva i propri problemi. Anche il Consiglio Comunale si interrompeva per dare la parola al pubblico perché c’era partecipazione. Ciò produceva dei risultati.
Gli anni ’70 sono anni di grande cambiamento: ad esempio la riforma sanitaria nazionale è del dicembre 1978. Nella politica dei servizi pubblici ai cittadini, Borgaro, a partire dal 1975, divenne un modello per tutta la zona.

Ricorda qualcosa a proposito delle lotte sindacali?

Nel 1950/1952 l’industria aveva bisogno di riorganizzarsi (operai e produzione) e nel 1955 passa la riorganizzazione decisa dalle aziende.
Molte ditte straniere si insediavano in Italia anche a fronte della scarsa normativa.
Dopo il 1955 ci fu una ripresa della produzione; alla fine degli anni ’50 cominciò una grande immigrazione interna con il passaggio di lavoratori da sud a nord Italia.
Nel 1961/1962 ci furono i primi scioperi; in Piazza Statuto nel 1962 ci furono scontri violenti con la polizia, era la prima volta che venivano coinvolti gli immigrati meridionali nelle lotte.
Nel 1964 ci fu la crisi “la Congiuntura” con rallentamento delle produzioni che ripresero nel 1966 con il famoso “boom economico”.
A Borgaro, nel 1975, c’erano circa 5.000 operai nelle varie aziende, mentre gli abitanti erano meno di 5.000.

2 febbraio 2017
B.V.