Io sono di Borgaro: intervista a C.R.

Quando è nato e dove?

Sono nato nel 1951 a Borgaro.

Ha frequentato le scuole a Borgaro?

Sì, ho studiato a Borgaro e in quegli anni le elementari erano al pian terreno del Palazzo Comunale. L’asilo era dalle suore vicino alla chiesa vecchia. Le medie, invece, non c’erano e si andava altrove per studiare; io, ad esempio, sono andato a Caselle a fare la prima e seconda media. Oppure c’era l’avviamento a Torino. Intorno al ’65 hanno provato a fare le medie in Comune ma non si riusciva perché c’erano già le aule delle elementari, così le hanno fatte dalle suore, dove c’erano la prima e seconda media.
Ricordo che il primo giorno di scuola elementare: la maestra ci chiese se sapevamo cosa dovevamo imparare, ci spiegò che eravamo lì per imparare l’italiano e noi, ingenuamente, rispondemmo che invece eravamo lì per imparare a leggere e scrivere il piemontese.

Ha lavorato a Borgaro?

Non ho mai lavorato a Borgaro. Ho sempre lavorato a Torino dove ho fatto prima l’avviamento da meccanico, poi sono andato alla Michelin e ci ho lavorato per 41 anni, dopo aver fatto i ventiquattro mesi di Marina Militare.

Come si giocava a Borgaro?

Ricordo che c’era l’oratorio nella chiesa vecchia dove andavano i ragazzi. Dopo hanno iniziato a costruire il campo sportivo intorno al ‘70. Qualche ragazzo andava anche a giocare al campo di bocce vicino alla stazione.

Come ricorda Borgaro? Cosa ricorda della “città satellite”?

Della città satellite non ricordo molto; di Borgaro, invece, ricordo che c’era un piccolo cimitero dove adesso c’è l’Hotel Atlantic e lo smantellarono negli anni ’70, forse un po’ prima.
C’erano i buoi con l’aratro, le mucche che circolavano per le strade fino agli anni ’80 e le strade ancora da asfaltare.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del 1960 la zona di Via Settimo si chiamava Via Case Sparse perché c’erano tre o quattro case sparse qua e là. Poi chiamarono quella strada Via Leinì, dopo cambiarono il nome con un altro che non ricordo e infine la chiamarono Via San Mauro.
Negli anni ’70 fecero una coltivazione di tabacco accanto al cimitero verso Mappano, ma durò 2-3 anni. Ricordo che passavano i guardiani a controllare e gli aeroplani che spruzzavano i diserbanti.

Per quanto riguarda i negozi c’erano:
– il tabaccaio dopo il Municipio e prima della chiesa vecchia;
– il salumiere vicino al tabaccaio;
– il bar vicino alla stazione;
– il mulino, vicino alla bealera, durato fino agli anni ’70, dove si andava a prendere la farina e il granoturco (che veniva spezzettato per le galline);
– la drogheria, all’angolo con via Caselle, che aveva tutto, dalle erbe al pane;
– l’alimentari Grasso, all’angolo tra via Ciriè e via Settimo;
– la macelleria Sciutto;
– il negozio Garbolino che vendeva lampadari.
Ai tempi Borgaro era un paesino molto piccolo e la gente dopo le 17 non usciva più di casa (anche perché ai tempi si lavorava per circa 12 ore, la sera ci si riposava). Il cambiamento comunque è stato graduale e piacevole perché è diventata una cittadina più viva.

C’erano delle tradizioni che son durate fino ad oggi?

Unica tradizione è quella del Cucumbrè e della Cucumbrera, chiamati così perché, a partire dal dopoguerra, qua a Borgaro facevano i cetriolini: da qui sono nate le maschere del paese.
Ai tempi c’era una famiglia famosa, i Balagna che aveva dei magazzini in Via Martiri (vicino alla stazione) dove i contadini portavano tutti questi cetriolini che venivano smistati a seconda della grandezza e poi inviati agli stabilimenti industriali.

Come ci si spostava a Borgaro?

Il treno era l’unico mezzo, non c’era neanche il pullman. Ricordo che a Borgaro c’era un distributore-officina gestito da un signore che aveva un’auto e faceva da taxista per chi avesse bisogno. Un giorno, siccome stavo molto male, mio padre andò fin da lui in bici e gli chiese di portarci in ospedale con la macchina e girammo sei o sette ospedali perché non c’era posto da nessuna parte.

Come si trascorreva il tempo libero a Borgaro?

C’erano solo la festa di paese a settembre e la processione per Santa Maria Assunta che faceva il giro del paese.

Si ricorda di qualche industria degli anni ’60-’70?

Una delle industrie più grandi era la Conceria, che si dedicava ad una grande lavorazione di pelli. Prese fuoco negli anni ’70. Inizialmente la chiusero per rimetterla a posto, ma non ci riuscirono e quindi la vendettero.

Sempre intorno agli anni ’70 c’era la Rumianca, che faceva saponi e profumi.
Dentro la Rumianca c’era un’industria associata, la Naugatuck, un’industria chimica. Pochi giorni dopo l’apertura di questa azienda andai alla Stura e trovai tutti i pesci morti che galleggiavano. Questa azienda poi si trasferì in Sardegna.

Cartolina dell’ingresso della Stazione e della Rumianca – Lionetto Foto

Mio padre lavorò alla Rumianca negli anni ’70: inizialmente faceva il magazziniere, poi divenne sorvegliante e ricordo che ogni notte doveva fare un giro obbligatorio del perimetro e di alcuni locali. Aveva con sé una macchinetta, una specie di orologio, e ogni volta che arrivava in uno di questi locali prendeva una chiavetta, la inseriva in questa macchinetta e dava un giro all’orologio. Al termine doveva aver completato tutto il giro di questo macchinario.
A Borgaro c’era anche un’industria di caffè, la Coinca, e spesso si sentiva il profumo del caffè tostato per le strade lì vicino.

Cosa sa dirci sui flussi migratori?

I primi ad arrivare a Borgaro venivano dal Veneto, poi iniziarono ad arrivare anche dal sud, soprattutto dalla Puglia e dalla Sicilia. Forse è stato un po’ difficile all’inizio perché ci si doveva abituare al cambiamento, a facce nuove. Ma poi ci si è abituati anche perché erano anni in cui c’era lavoro e nascevano nuove fabbriche.

Si è mai candidato?

No, non mi sono mai candidato.

Quali partiti c’erano?

I partiti che andavano per la maggiore erano il partito comunista e quello socialista.

Faceva parte di associazioni?

Da giovane, nel 1973 circa, facevo parte del SerMiG – “Servizio Missionario Giovani” a Torino – dove si invitavano personalità, giornalisti e politici per dibattiti.

27 giugno 2017
C.R.