Io sono di Borgaro: intervista a R.L.

Quando è nata e dove?

Sono nata il 4 ottobre 1932 a Bubbio, in provincia di Asti.

Quando è arrivata a Borgaro?

Ho girato un po’ prima di fermarmi a Borgaro: sono stata a Grugliasco, Pianezza, Rivoli e Caselle per cercare casa. Una domenica io e mio marito siamo andati a Caselle per vedere com’era, ma quando ho sentito il rumore degli aerei ce ne siamo andati perché avevo paura di non riuscire a dormire la notte.


Sulla strada di ritorno, per caso, abbiamo notato un paesino che non conoscevamo e ci siamo fermati a dare un’occhiata. C’erano poche case e cascine a Borgaro, abbiamo suonato ad una di queste per chiedere se eventualmente qualcuno vendesse terreni. A quel punto ci hanno indicato a chi rivolgerci e abbiamo deciso di comprare 500 m² di terreno per costruire la nostra casa.
Prima di arrivare a Borgaro abitavo in Via Chiesa della Salute a Torino.
Per me non è stato facile venire a vivere qui perché ero abituata ad abitare in un condominio in una zona molto frequentata e a lavorare nel bar di famiglia, quindi mi trovavo sempre a contatto con le persone.
A Borgaro, nella zona in cui abitavo, oltre alla mia casa c’erano solo due cascine.
Un’altra motivazione che ci ha spinti a venire qua è stata la vicinanza al lavoro di mio marito.

Ha lavorato a Borgaro?

No, da ragazza ho lavorato nel bar dei miei genitori e poi per conto mio facendo dei sacchi per l’abbigliamento. Quando mi sono trasferita qui non ho più lavorato.
Mio marito ha lavorato alla ricambi della Fiat per 37 anni.
Io e mio marito avevamo anche 13 arnie di api e facevamo quattro quintali di miele che vendevamo per Borgaro –  in paese, infatti ero conosciuta come “la signora del miele”.

Come ricorda Borgaro? Cosa ricorda della “città satellite”?

Io sono arrivata a Borgaro a giugno del 1963. Erano presenti alcune cascine, ad esempio Cascina Nuova che aveva 70-80 mucche. C’era anche Cascina Torazza, due Cascine Borello e Cascina Varia verso la stazione.
Le donne del paese facevano i cetriolini, quelli piccoli, che poi vendevano alle industrie.
Con il passare del tempo i terreni sono stati comprati dalle grandi aziende per costruire case.
A Borgaro c’erano pochi negozi: la drogheria Zavattaro, il negozio di Grasso Nello che vendeva un po’ di tutto (dal cibo alle stringhe per le scarpe), la macelleria Sciutto e la latteria Bosio.
Venendo dalla stazione a sinistra c’erano alcune case, la trattoria, e all’angolo con via Caselle c’era la drogheria Zavattaro. Tutta la zona detta “Romagna mia”( via Ciriè, via Spagna, via Germania e via Norvegia) non esisteva.

Cartolina del Convento delle suore
Negli anni ’60 c’era già l’asilo delle suore, l’ufficio postale era nel centro storico insieme al Comune. A quei tempi ospitava, oltre agli uffici, il medico condotto, la scuola e successivamente la Biblioteca che prima era in via Roma.
Via Italia non esisteva, via Settimo si chiamava Strada Verna ed era una strada privata dove passavano solo contadini.
Invece della città satellite non ricordo nulla.

Come ci si spostava a Borgaro?

A Borgaro si girava in bici, c’erano poche macchine. A quei tempi non esisteva un mercato qui. Se dovevo fare la spesa andavo con il treno fino a Porta Palazzo. Anche mio marito andava a lavoro in bicicletta.

Come si trascorreva il tempo libero a Borgaro?

Non c’erano punti di ritrovo, centri di aggregazione o associazioni. C’era solo la festa dei Santi Cosma e Damiano l’ultima domenica di settembre.

Si ricorda di qualche industria degli anni ’60-’70?

Le uniche fabbriche che ricordo sono la Conceria e la Viset.

Cosa sa dirci sui flussi migratori?

A Borgaro c’era un po’ di mal contento in generale. Non tutti erano soddisfatti dei flussi migratori, le persone si lamentavano perché arrivava troppa gente. Esattamente come sta succedendo oggi.

8 giugno 2017
R.L.